








2° giorno
Cairo-Bahariya-il Deserto Bianco
Si segue una buona strada asfaltata che corre verso sud-ovest in un territorio piatto interrotto da basse colline e ristrette aree di dune, per venire a contatto con un ambiente caratteristico del Deserto Occidentale: l’oasi. Circondata da scarpate che riparano il ricco palmeto ecco apparire la prima, la piccola oasi di Bahariya. Dopo una breve sosta, continuazione verso quell’unica, fiabesca regione del Sahara che è il Deserto Bianco, per un campo decisamente indimenticabile.
3° giorno
il Deserto Bianco-Dakhla
E’ una bizzarrìa della natura, impossibile non restare a bocca aperta: emergono fra le sabbie dorate inselbergs, gibbosità, gruppi di torrioni, frotte di mammelloni e funghi di una luminosità abbacinante, di un bianco cangiante dall’alba al tramonto, color pastello, rosa, giallo, azzurro e viola pallido. La singolarità di queste formazioni di “terre assorbenti”, che sembrano di gesso, ma che sono invece calcari e farine fossili, fa di questa terra un momento di contemplazione e meraviglia assolutamente imperdibile. In questa depressione è collocata anche l’oasi più piccola, Farafra, isolata ai bordi di un grande palmeto. Si continua poi verso l’oasi di Dakhla per gli ultimi rifornimenti. Al tramonto passeggiata tra le suggestive rovine del vecchio ksar ayyubide. Cena e pernottamento in un piccolo “hotel di charme” situato in una splendida posizione panoramica.
dal 4° all’8° giorno
Gilf Kebir e dintorni: alla scoperta della Grotta Foggini
Abbandonata l’ultima oasi e la nuova strada asfaltata che porta al pozzo di Bir Tarfawi, a sud, quasi al confine con il Sudan, comincia l’avventura, il grande balzo che porterà al Gilf Kebir e poi su, attraverso il Great Sand Sea, fino all’avamposto di Aïn Dalla. L'itinerario si snoda in un paesaggio caratterizzato da grandi pianure, curiose formazioni di argilliti come i “mud lions”, fantastici sif (lunghi cordoni di dune serpeggianti) e solitarie colline coniche, nere come il carbone tra la sabbia che dal bianco sfuma al melone. Finché, assediata da enormi dune arrembanti ed interminabili, seducenti lingue di sabbia, appare come irreale la grande barriera di roccia nera che delimita l'altopiano del Gilf Kebir. Le dune sospinte dal vento si accavallano e s’intrecciano contro l’immane roccaforte creando paesaggi spettacolari. Le scure pareti strapiombano sulla piana sabbiosa sottostante come inespugnabili baluardi che il tempo ha lacerato, provocando ferite profonde, gole e canyons. L’impatto è notevole e l’impressione è sicuramente di grande malìa. Vivida è la percezione della maestosa potenza che emana dal luogo e palpabile la sensazione di assoluta solitudine. Il mitico passo di El Aqaba porta alla scoperta della straordinaria area occidentale del Gilf Kebir, sulla linea di confine con la Libya: spettacolari gruppi di pachidermiti, i pinnacoli d’arenaria di Morabitum Rocks, sabbia bianca, rossa, ritrovamenti di paleosuoli e ripari dove l’uomo ha lasciato utensili e rappresentazioni fantastiche del suo mondo, ai piedi di ciclopici bastioni, forse ai bordi di antiche paludi. Come a Wadi Sura, nella Grotta dei Nuotatori resa celebre dal film “Il paziente inglese”. Ma ciò rappresenta solo un piccolo assaggio d’arte rupestre, un accenno giusto per annunciare l’emozione più forte che senza dubbio coglierà i visitatori della Grotta Foggini, scoperta solo recentemente. Incredulità, stupore e meraviglia di fronte alle migliaia di pitture e di graffiti di questo riparo: sulla parete si muovono con grazia danzatori, suonatori, cacciatori, personaggi che sembrano specchiarsi nell’acqua, ancora tuffatori… scene di vita quotidiana rappresentate con gusto sollevano un velo sugli usi e costumi di un mondo scomparso, svelando uno scorcio d’eccezionale interesse… e poi un’insolita quantità d’impronte di mani, di piedi, e struzzi, gazzelle, giraffe e misteriosi animali acefali…il tutto eseguito con una straordinaria eleganza del segno. Si tratta davvero della scoperta più importante degli ultimi decenni in Sahara, miracolosamente giunta vergine fino a noi dai recessi della preistoria. Infine non si possono dimenticare i resti dei campi di grandi esploratori come Hassanein Bey, Kemal el Din, Bagnold, Clayton, von Almasy, padri di un’epopea che fu l’anima ispiratrice delle gesta dei Long Range Desert Group, le “Pattuglie del Deserto”… e i paesaggi di amplissimo respiro dalla sommità dell’altopiano, sulle valli maestose invase dalle dune e sugli antichi wadi punteggiati di mirabolanti acacie. Era forse qui la misteriosa oasi perduta di Zerzura? I campi saranno posti in luoghi di particolare fascino, per godere di albe e tramonti su paesaggi da sogno.
dal 9° al 12° giorno
Silica Glass, il Gran Mare di Sabbia e Aïn Dalla
La risalita verso nord è caratterizzata da fiabesche vallate e larghissime piane che costeggiano i primi filari di dune del Grande Mare di Sabbia. Un’esplorazione della vasta regione di ritrovamento di quel vetro naturale di origine misteriosa, color della giada o dell’acquamarina, il “vetro libico” chiamato Silica Glass, è d’obbligo. Come pure s’impone la ricerca e la visita di alcuni dei paleosuoli di cui è prodiga la regione, ricchi di “amigdale”, monofacciali e bifacciali, raschietti, lame, coltelli e punteruoli. Poi un cambio di direzione porterà, sempre attraverso le dune del Grande Mare di Sabbia, verso est, verso il pozzo di Aïn Dalla, ai bordi del Deserto Bianco, avamposto dell’esercito egiziano: pochi militari in povere baracche attorno all’unico pozzo della regione… impossibile non pensare al celebre Deserto dei Tartari di Buzzati. E’ davvero una traversata importante di un autentico oceano di sabbia, un continuo scavalcamento di alte dune come fossero flutti minerali, un girovagare tra le onde quanto mai emozionante e suggestivo alla ricerca dei passaggi tra una cresta e l’altra, in un’area rimasta inesplorata fino all’inizio del secolo scorso, quando fu visitata da spedizioni di cartografi inglesi e divenne poi teatro delle incursioni impossibili e delle eroiche gesta degli uomini del Long Range Desert Group. Campi indimenticabili ai piedi di maestose e sensuali dune.
13° giorno
Dal deserto al Cairo
Giornata di trasferimento lungo la strada asfaltata che collega le oasi con il Cairo. Pernottamento in albergo, cena libera.
14° giorno
Cairo - Italia
Mattinata a disposizione per visite al Cairo e pranzo libero. Nel primo pomeriggio trasferimento in aeroporto ed imbarco sul volo di linea per l’Europa.